Cantù batte l’Olimpia Milano nel derby dell’eleganza ma le prende sul parquet

cantu milano commentoacazzo

Aggiri (anche giustamente) regolamenti per presentarti con extracomunitari (forti assai) nuovi di zecca, l’avversario ti arriva in casa senza l’Occhiuta Gramigna Serba che sul passaporto ha scritto “Milan Macvan” e quello che è chiaramente uno dei giocatori più dannosi per i compagni nella storia del gioco (e finita la stagione NBA sarà pure il più dannoso ancora attivo) e tu che ci combini, Cantù? Perdi con la mai abbastanza fasciata Olimpia repesiana? Srs? Non ci siamo, non ci siamo! Continua a leggere

La fantasia al potere

fantasia al potere 1

Che gli vuoi dire? Niente. :/  Continua a leggere

Venezia – Cantù e Reggio – Brindisi gara 1, quando Metta delude e Pierino Bucchi no

bucchi pallone
È già tempo di Olimpia Milano – Virtus Bologna gara-2 ed ovviamente in Redazione c’è tensione. E quale metodo migliore per alleviarla se non dimenticare i propri problemi (scegliete voi tra Banchi, Portaluppi e non vivere in un mondo fatto di caramelle gommose) dando un’occhiata a quelli altrui? Per questo ieri sera abbiamo provato a guardare gara-1 di Venezia-Cantù e Reggio Emilia-Brindisi. Senza dimenticare il nostro masochismo, occhei. CONTINUA A LEGGERE

War on Peace

mettafaccia

In vista dei playoff la Redazione approfondisce le sue analisi sulle prime otto squadre della stagione regolare. Grazie a un nugolo di fonti fidate, Basketacazzo.com è in grado di offrire al pregiato pubblico un interessante frammento degli allenamenti di Cantù.  CONTINUA A LEGGERE

Playoff Serie A Beko, la guida di Basketacazzo Vol.2

playoffacazzo2Dopo il tremendo Vol.1 della nostra mini-guida ai playoff non vi sarete aspettati un attimo di tregua, vero? Lol, sciocchini che siete. Vol.2 is here! CONTINUA A LEGGERE

Acqua Vitasnella Cantù – Olimpia EA7 Armani Milano in pantofole il Commentoacazzo Recap

cantù milano RECAP

E’ un’Olimpia moscia, imbarazzante e vergognosa quella che torna con le pive nel sacco da Desio, sconfitta per 83-64 da una Cantù buona ma non spaventosa. Milano è rimasta vagamente in partita (iniziative individuali e qualche sprazzo di difesa sensata, stop) fino al minuto 2 del terzo quarto (45-42), per poi darla su in modo osceno fino a toccare i -23 punti a 3′ dalla fine. CONTINUA A LEGGERE

ESCLUSIVA BASKETACAZZO.COM: INTERVISTA ALL’AMICO DELL’AMICO DEL PANDA

metta panda what

“Quella che io mi nutra solo di germogli di bambù o addirittura di foglie di eucalipto è una colossale stronzata”. È un panda gigante di 21 anni decisamente infastidito dal comportamento della stampa cestistica italiana quello che sta affondando il muso nella carogna di un ornitorinco in una gabbia dello zoo di Chengdu.

Sportando ha cavalcato tutta questa faccenda per una settimana, si sono fatti belli con quei fantastici calembour “Cantù – Can Too” che ho scritto io e poi alla fine chiedo l’amicizia su FB a Carchia e lui me la rifiuta!

Ci teniamo per noi la nostra opinione sui giochi di parole e chiediamo piuttosto come sia nata l’amicizia con Panda’s Friend, al secolo Metta World Peace, al secolo scorso Ron Artest, per chiunque lo conosca bene “il tizio che ha giocato nella NBA nonostante fosse più da TSO”.
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Ufficiale Metta World Peace a Cantù: “Chiamatemi Amico Del Maiale, ho già avviato le pratiche”

E’ ufficiale: l’ex-campione NBA coi Lakers 2010 formerly known as Ron Artest, currently known as Metta World Peace a che avrebbe voluto farsi chiamare The Panda’s Friend in Cina ha firmato fino al termine della stagione 2014-15 con l’Acqua Vitasnella Cantù di Pino Sacripanti e della presidente Anna Cremascoli.
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Esclusiva di Basketacazzo.com: Anna Cremascoli lascia il tavolo numero 4 dell’Hotel Terme Bristol Buja di Abano Terme

È una Anna Cremascoli agitata e con il tovagliolo ancora attorno al collo quella che ha raggiunto telefonicamente la redazione di Basketacazzo.com, nonostante noi si risponda regolarmente ai numeri sconosciuti con “Pronto, qui paradiso del Tiramisù alla pizza, in cosa possiamo aiutare?”.

«Vi conosco voi di Basketacazzo, come giornalisti fate schifo, ma non mettereste mai il mascarpone sulla pizza…»

Ci ha beccato… In che cosa possiamo aiutare?

«Voglio denunciare una situazione di forte disagio.»

Sta diventando una perversa abitudine nel basket italiano…

«Questa è una cosa seria. Sto trascorrendo come mio solito un periodo di villeggiatura presso l’Hotel Terme Bristol Buja di Abano Terme. La sera ceno al tavolo numero quattro, insieme a Raffaele Pisu, Katia Ricciarelli e Flavio Carera.»

Flavio Carera fa parte del suo gruppo vacanze?

«Lui e Raffaele sono molto vicini, dopo la scomparsa di Provolino, ma non mi faccia dire di più…»

Non facciamo gossip. Ma comunque uno come Provolino non si può sostituire. Ci spiace per la sua dipartita.

1989, Raffaele Pisu torna in tv come conduttore di Striscia La Notizia al fianco di Ezio Greggio. Con lui il pupazzo Livione, sostituto dell’amico di sempre Provolino

«Già, maledette sigarette… Comunque tutto sembrava andare bene come sempre, quando mi hanno servito la carbonara. Innanzitutto sopra ci hanno grattato il parmigiano al posto del pecorino… Incredibile, ma si può mettere il parmigiano sulla carbonara?»

Non sapremmo. Noi di Basketacazzo.com ci battiamo per una certa libertà nel campo della mantecatura, ma se vuole chiediamo a Drake Diener, se cerca qualcuno che ha fatto della casearia una religione, lui è il suo uomo.

«Sappiate che non si può. Ma non è quello il problema. Il disagio è dovuto ad altro, qualcosa di terribile. Nella carbonara c’era la panna.»

Scusi, ma è un’accusa piuttosto grave. Non conosciamo l’Hotel Terme Bristol Buja, ma non abbiamo dubbi che sarebbero pronti a farle causa per diffamazione. Ci creda, siamo dei fegatacci, ci giochiamo come niente like su Facebook con spiritosate su Aldo Moro, ma accusare infondatamente qualcuno di mettere la panna nella carbonara è un sentiero su cui non intendiamo seguirla.
È sicura di quello che dice?

«Certo. Ho le radiografie.»

Ci riserviamo di vederle… E poi cosa è successo?

«Lo chef era assente, stava facendo un catering in Slovenia. C’erano solo un sous chef e il vice maitre, ho parlato con loro e ho cercato di far valere le mie ragioni»

Ma cosa hanno risposto alla sua accusa?

«Che nella carbonara la panna non c’era. Io ho solo chiesto di cambiarmela, ma niente. Solo che contemporaneamente Raffaele Pisu è riuscita a farsela cambiare con un’amatriciana, nel suo caso il vice maitre ha sostenuto che ne aveva diritto perché il punto di giallo del piatto gli avrebbe ricordato Provolino.»

Quindi lei sta denunciando una disparità di trattamento?

«Assolutamente! A quel punto non ci ho visto più e sono scappata via!»

Scusi, dove si trova adesso?

«All’interno del carrello dei dolci. Ci sono salita su dopo aver lasciato il tavolo e adesso mi sono parcheggiata vicino al buffet delle verdure grigliate.»

Una situazione di stallo…

«Mio marito e Stefano Gentile mi hanno chiamato cercando di mediare, ma io non torno indietro…»

Lo sa che rischia di non poter mangiare al tavolo 4 per sei mesi?

«Non importa, sono pronta ad andare fino in fondo.»

E adesso?

«Domani ho un incontro con il maître e il food and beverage manager. Mi aspetto un aumento della retta, ma non è detto che li stia a sentire. Sono pronta a stare lontana dal tavolo 4 per sei mesi e limitarmi a fare colazione nel dehors. Altrimenti possono sempre mandarmi ad un altro tavolo… Per me è uguale, anche se nel mio cuore c’è sempre il tavolo 4.»

A noi risulta che l’anno scorso mangiasse al tavolo 6, l’anno prima al tavolo 2 e addirittura l’anno precedente si facesse servire la cena in camera…

«Io sono pronta a rimanere al tavolo 4, ma è necessario fare un’analisi onesta: tutti abbiamo sbagliato. Ma non ci possono andare di mezzo i camerieri, le sedie e quelle meravigliose tartine al broccolo e salmone che vengono servite come antipasto.»

Scusi, ci lasci fare per un attimo i giornalisti, per quanto la cosa un po’ ci ripugni: capiamo che la sua squadra in questo periodo come tutte le altre non trovi spazio sui giornali a causa di tutti i casini di Milano, ma dubitiamo che questa storia possa bastare. Noi siamo al suo fianco, ma siamo gli unici a combattere con la giusta determinazione contro la piaga della panna nella carbonara…

«Lo so, ma non mi è venuto in mente altro.»

Scusi dottoressa Cremascoli, ma ha provato a fare un po’ di casino sui social network?

«Certo, per chi mi avete preso?! Ho già postato tutto sul mio myspace.»

Sabatini: «A Cantù con Amore e Umiltà. Riparto da Kobe Bryant»

sabbaI rumors erano nell’aria già da tempo, ora manca solo l’ufficialità. Claudio Sabatini, già patron della Virtus Bologna e del Gira di Ozzano, si lascia andare in un’intervista fiume alla redazione di Basketacazzo.com nella quale parla dell’imminente avventura canturina.

«Anzitutto ci tengo a dire una cosa. La mia è stata una scelta dettata dall’amore e voglio che si trasformi, appunto, in una grande storia d’amore.»

Che tipo di storia d’amore?
«Una di quelle basate su sentimenti forti e genuini che passano sopra a tutti i pregiudizi diventando un modello per i giovani.»

Come l’amore di Romeo e Giulietta?
«Non lo so, non li ho mai conosciuti. Erano ospiti al Motor Show?»

Non credo, ma posso controllare.
«Comunque, pensavo più a qualcosa tipo Stonerook e sua moglie. Un grande connubio di amore e basket nato all’ombra del Pianella.»

Benissimo. Ma torniamo a noi. Cosa può dirci dei suoi progetti per Cantù?
«La parola d’ordine sarà “umiltà”. Vuole uno slogan?»

Se crede…
«Umiltà!»

Può entrare più nel dettaglio?
«Ma lo sa che lei è un bel ficcanaso? A ogni modo, visto che ormai i giochi sono fatti, posso dirlo apertamente. Ho deciso di ripartire da dove mi ero fermato a Bologna: stiamo trattando Kobe Bryant. Nei prossimi giorni gli manderemo un tweet ufficiale.»

Perdonerà lo scetticismo, ma come pensa di risolvere il problema dell’ingaggio?
«Ecco il motivo della crisi di questo Paese, nessuno crede più ai sogni. Ai sogni e all’amore. La formula che abbiamo proposto in Lega è una versione 2.0 (sic) di quella che feci ai tempi della Virtus. In pratica, ogni squadra darà a noi un contributo di solidarietà mensile e rinuncerà agli incassi quando giocheremo fuori casa. In questo modo potremo pagare buona parte dell’ingaggio del giocatore.»

Detto in soldoni, lei sta suggerendo che l’intera Legabasket dovrebbe pagare a Cantù l’ingaggio del giocatore più forte del mondo?
«Lei vede le cose da una prospettiva sbagliata. Tutte le squadre pagherebbero per la possibilità di far esibire Kobe Bryant nei loro palazzetti. Sarebbe un regalo che io faccio a tutto il movimento della pallacanestro.»

deblasiocantù

La figlia del sindaco di NY insegna ai tifosi di Cantù lo spirito americano

Scusi l’insistenza, ma perché una Reggio Emilia a caso dovrebbe pagare per farsi battere da Cantù? Le sembra logico?
«L’Italia è imbevuta di una mentalità provinciale che non riesce a scrollarsi di dosso. Per Reggio Emilia sarà un onore vedere Kobe che mette un trentello nel suo palazzetto, capisce? Dobbiamo imparare dagli americani.»

In che senso?
«Prenda i tifosi di San Antonio. Li ha visti festeggiare? Ecco, festeggiavano per essere stati battuti da una grande squadra come Miami.»

Mi duole correggerla, ma la serie l’hanno vinta gli Spurs…
«Impossibile. A Miami gioca Lebron James. Mio figlio dice che è il più forte di tutti, il Caterpillar della pallacanestro. E mio figlio capisce di basket. Le assicuro, ha vinto Miami. Ma il punto non è questo, il punto sono i tifosi di San Antonio. Dobbiamo imparare da loro. E poi pensi al marketing. Kobe è sponsorizzato da una grande casa d’abbigliamento della quale per rispetto non voglio fare il nome.»

Sì, certo, la Nike.
«L’ha detto lei, non io.»

Guardi che lo sanno tutti, altrimenti che senso avrebbe sponsorizzare un giocatore?
«Infatti me lo sono sempre chiesto.»

Capisco. E per la panchina cosa mi dice?
«Per la panchina abbiamo pensato a un grande ritorno. Quello di David Blatt.»

A parte che non ha mai allenato Cantù, ma lei è al corrente che ha appena firmato con Cleveland?
«No. Ma non è un problema mio. Al massimo di questa Cleveland, che potrebbe rimanerci male. Ma ogni grande storia d’amore deve pagare il suo pegno alla delusione. È nella natura delle cose.»

Bene, grazie, può bastare così.
«Grazie a voi. Fanno 600 euro. Sa, il contributo di solidarietà per la mia Fondazione.»