“Non possiamo aspettare Jefferson”: le spiegazioni nascoste

Che cosa c’è dietro alle dichiarazioni rilasciate da Pianigiani dopo la sconfitta con la Stella Rossa? Solo quei retroscenisti incalliti della Redazione potevano scoprirlo. E si poteva forse lasciare il pubblico nell’ignoranza? In effetti sì, ma sticazzi.

«Non possiamo aspettare Jefferson». Un impaziente Pianigiani sbotta al termine dell’ennesima sconfitta europea della sua Ax Armani Exchange, e il principale obiettivo è l’ala americana, che fino a questo momento ha solo lasciato intravedere qualche bagliore, in un contesto di prestazioni abuliche. Agli occhi di un coach che in tutta Europa è considerato sinonimo di “mentalità vincente” il grave lutto familiare combinato alla sua prima esperienza europea non bastano a  giustificare il ritardo.

Ed è quindi con un misto di rabbia e di compiacimento per aver scelto di fare  “la cosa giusta” che Pianigiani chiude le porte del suo bus, cominciando il tragitto che porta dalla rotonda antistante il Forum fino a Bisceglie. «Ci sono passeggeri che pagano il biglietto, non è possibile che dopo ogni partita debbano attendere i suoi comodi. Ci sono persone affezionate a questa tratta, la percorrono ogni volta da capolinea a capolinea perché pensano che la metropolitana sia troppo lenta». La Redazione, che si trova sulla linea 321 per puro caso, non può fare a meno di raccogliere lo sfogo e chiedere qualche spiegazione in più.

«Qualcuno insiste con la 321 convinto che sia troppo scomodo raggiungere la linea rossa a Cadorna per poi cambiare. Ormai sono rimasti in pochi, ma con chi ha parlato Jefferson appena arrivato a Milano? Esatto, con uno di loro. E lui sta pure a City Life, non deve prendere la rossa! ».

La Redazione lo incalza, «Possibile che nessuno lo abbia avvisato?». Un Pianigiani ormai a ruota libera, forse reso più disponibile dallo scarso traffico della tarda serata, si lascia andare a una confidenza: «Abbiamo provato a coinvolgerlo, Theodore arriva sempre in macchina e si è offerto di dargli un passaggio, ma all’ultimo ha preferito fare tutto da solo. Stessa solfa con Goudelock. Micov una volta è riuscito ad accompagnarlo, ma era così lento che dopo mezz’ora erano ancora al Carrefour. Io dopo le partite ho da fare, come vedete, non posso certo prendermi anche questo impegno. Cinciarini ha provato una via diversa per aiutarlo, avendo capito che il ragazzo aveva bisogno di mettersi alla prova. Non si è offerto di accompagnarlo, ha provato a dargli un consiglio su come farcela da solo, “anche io sto da quelle parti, guarda che non è così lunga fino a Garibaldi”. Si è impegnato molto, è un bravo ragazzo e tiene davvero alla squadra».

La società è intervenuta?, chiede una Redazione speranzosa. «Sì. Abbiamo dovuto chiedergli di smetterla, ricordandogli che fine fanno i capitani che ci tengono troppo».

Lo sguardo diventa glaciale, il coach lascia intuire di aver capito con chi sta parlando. La Redazione allora suona il campanello e scende alla prima fermata utile. Pianigiani apre le porte con un ghigno beffardo e le chiude con tronfia soddisfazione. Siamo a Buccinasco, ormai, e alla Redazione infreddolita e sconfitta scende una lacrima. L’ennesima.

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