L’Olimpia Milano è gestita in modo ridicolo, Livio Proli ci spiega ANCORA perché

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Una Redazione che inizia la mattinata ricevendo un’email intestata con “car* tutt*” non è nella migliore disposizione d’animo per leggere un’intervista di Livio Proli (qui un estratto), ma se è questo che il mondo propone chi siamo noi per opporci?

Nel pezzo, a firma Massimo Oriani, si leggono un po’ di sciocchezze di circostanza («Il Forum deve diventare inespugnabile») e geniali idee buttate lì a caso («Se non nasce un campionato satellite dove far giocare gli italiani, restano solo le chiacchiere»: magari è anche vero, ma ricorda molto i commenti sul nuovo PalaLido, “bello, ma vediamo se riusciamo a correggere il progetto e aumentare la capienza da 5 a 8mila” – citazione a braccio, ché l’esegesi del Livio-pensiero può anche prescindere dal rigore filologico),  il vero scoop: AleGent ❤ non sarà più il capitano dell’Olimpia Milano. I motivi? Molteplici: «Ale deve capire se è ancora un ragazzo o un uomo»,  «Ha avuto un crollo psicologico, arrivando ai playoff con tanta insicurezza», «Le dichiarazioni egoistiche post scudetto hanno mangiato la vetrina di un momento bellissimo». Ma c’è di più: «Non mi illudo più che ci siano giocatori attaccati alla maglia, alla città. Ormai sono tutti dipendenti. Essere professionisti comporta che si impari a tenere un atteggiamento maturo, che si abbia rispetto del senso del dovere, anche lontano dalla società. Per questo il nuovo capitano sarà lui (Cinciarini), uno che viene ascoltato in spogliatoio. Ed è per questo che Ale non lo sarà». Questo ostacolerà i rapporti con lui durante la stagione? Certo che no, perché il giocatore «è intelligente e obiettivo».

Nell’ordine, dunque, l’Executive of the Year per la stagione 2013-2014, accusa il suo ex-capitano di essere un mercenario, insicuro, egoista e poco professionale. Insomma, un ragazzo che ancora non è diventato uomo (tanto meno uomo vero, si direbbe). Giudizio piuttosto bizzarro, se formulato dalla stessa persona che non troppo tempo fa aveva deciso di puntare sul ragazzo, allora evidentemente uomo, come giocatore-franchigia, tanto da fare del suo ingaggio un parametro di riferimento per quelli altrui (il celebre Gentile-cap). Sorvoliamo pure sul fatto che nelle sue stagioni milanesi, AleGent ❤ (sì, continueremo a scriverlo così. E se smetteremo di mettere un cuore sarà solo per metterne due) si sia fatto aprire la testa a Siena, abbia giocato con un dito rotto e comunque spesso in condizioni non ideali, così come possiamo sorvolare sulla rinuncia a soluzioni più comode dopo le grosse delusioni del 2014-2015 (l’anno in cui l’Olimpia, nelle parole del Presidente, ha «subordinato i valori umani a quelli tecnici», cioè l’anno in cui lui era in America): anche se fosse tutto vero, parole simili non possono essere pronunciate a mezzo stampa. Tanto più se sono riservate a un giocatore che rimarrà in organico per questa stagione.

Non si vuole sindacare su quel che non si sa: confidiamo che la decisione sia stata presa sulla base di qualche motivo. Si vuole sindacare sui modi di questa uscita, che contiene pesanti illazioni e palesi contraddizioni (un bimbetto viziato che però è «intelligente e obiettivo») e che di sicuro non contribuirà a rassenerare l’ambiente. Si è voluto dare una lezione a un giocatore che in tv ha mangiato la vetrina (qualunque cosa significhi), come si fa nelle grandi aziende? Bene, però dopo otto anni si è dimostrato che non si è ancora capita la differenza tra un’azienda di 6517 dipendenti che produce vestiti e un’azienda di 12 persone che produce pick and roll. E per farlo si sono ripetute le cose che i detrattori di AleGent ❤ ❤  (quelli che la Redazione definisce simpaticamente “orrende teste di cazzo”) vanno blaterando da tempo. Un successo da tutti i punti di vista, complimenti.

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