Semifinali serie A Venezia – Olimpia Milano gara 4: We beg to differ tifosi Reyer, la marmellata l’ha rubata Kruno

Kruno la spiega in attacco, la squadra la spiega a rimbalzo, AleGent♥ nell’ultimo quarto torna in vita: l’Olimpia vince 88-80, si torna a Milano sul 2 a 2

olimpia venezia semifinale gara 4

La Redazione, che dietro la risata argentina e lo sguardo di fanciullo nasconde un discreto numero di vecchimerdi stanchi, ha visto partite più facili di questa gara 4. Ha seriamente rischiato l’arresto, l’infarto, la crisi isterica, il killing spree alla Charles Starkweather, la scomunica, la santità e la trasformazione in bodhisattva. Il tutto durante il riscaldamento.

Poi c’è stata la partita e chi non l’ha vista e non ha il cuore traboccante frustrante amore biancorosso non può capire: è stato come cagare un varano vivo su un ottovolante, mentre Fred Bongusto ti caccia la lingua nell’orecchio sinistro per farlo uscire dal destro. Il tutto mentre un coro di tutti i concorrenti di tutte le edizioni di X Factor esegue un greatest hits del Pianella.
Ma alla fine abbiamo cagato, il varano sta bene e lo abbiamo soprannominato Ben Ortner.

L’attacco è stato sui suoi soliti (deprecabili) livelli: la circolazione di palla è stata quella di una squadra di tiro con l’arco, ma a tratti parecchi dei nostri hanno trovato un senso in quello che è stato complessivamente un testo di Roland Barthes in cirillico, in cui l’unico passaggio comprensibile ogni due paragrafi era un italianissimo “e poi butta la palla nel cesso”.

La difesa invece è stata buona che è la media fra “ottimo” di circa 36 minuti e di 4 (fra cui gli ultimi 2) in cui alcuni santi particolarmente sensibili hanno presentato a San Pietro domanda di aspettativa.

Dove però i nostri l’hanno vinta sul serio è stata a rimbalzo: a parte l’anima (invero immortale) di Lino Toffolo, i nostri hanno brancato qualsiasi cosa volasse nell’aria del Taliercio, in una splendida dimostrazione che il basket sarà anche “all about making shots”, ma che se non li metti esistono altre soluzioni.

Venendo ai singoli:

Rakim – quando la sua caviglia si è girata in uno straordinario slancio di sincronismo ortopedico a tutti i tifosi Olimpia è girato altro, ma nel primo tempo Rakim ha fatto vedere cose belle: un serio tentativo di far affondare Venezia per sempre schiacciando molto forte, una tripla che urlava frasi sconce sulla mamma di Oliver Skardy e soprattutto una dimostrazione pratica su come i deltoidi siano il vero linguaggio universale in grado di mettere pace tra i popoli. Ha preso ogni rimbalzo possibili e immaginabile: i suoi, quelli che parevano destinati ad altri, quelli che erano già di altri che si sono ritrovati in mano solo il ricordo di un’ombra minacciosissima. In questo momento ogni vero tifoso Olimpia sta correndo al Policlinico per offrirsi come donatore per la cura delle staminali per la sua caviglia. Soprattutto uomini che sono prontissimi a farsi crescere le ovaie, se serve.

Kruno – Grande idea giocare di mercoledì: la squadra di Chi l’ha visto? se ne è occupata a inizio puntata e verso la fine del secondo quarto Kruno, 30 anni, scomparso da Milano con l’inizio della post season, è stato restituito da Gianloreto Carbone all’affetto dei suoi cari, cioè noi. Ha messo circa tutto, con la solita faccia di uno che “cazzo mi sembra il minimo”. In difesa ha avuto i soliti momenti di nichilismo spinto, ma con quei polpastrelli lì può fare il cazzo che vuole. Il tassametro alla fine dice 25 sbagliando due tiri che poi vuol dire che dietro paghi quel che c’è da pagare, lasci anche la mancia e disinstalli Uber dal telefono.

Jamel– Gianloreto ci ha messo di più a trovarlo, perché di Jamel non si sapeva un cazzo da tempo. Però in contumacia Rakim è apparso come l’Arcangelo Gabriele: stessa apertura alare, stessi principi di post basso. E’ vero che i lunghi veneziani sono quello che sono (quel che resta di Ortner, Big Ejim, lo stopper del Napoli e Tiziano Terzani), ma non sono cazzi nostri e tanto meno di Jamel, che a rimbalzo offensivo sembrava quel giapponese che mangia 100 hot dog in un minuto e manco rutta. Ha anche messo i liberi. Onestamente a un certo punto veniva voglia di chiamare a casa di Otis Thorpe per vedere se c’era stato uno scambio di persona…

Mantas – nell’ascensore che doveva portare Venezia sul match point, Mantas è stata la scoreggia silenziosa. A lungo andare ha reso l’aria irrespirabile: 0 perse, 5 assist, 9 punti e perfino della difesa. Non una prestazione che ti fa entrare nella leggenda, ma una di quelle che ti fa pensare che magari d’ora in poi all’apparire del lituano i tifosi milanesi non saranno gli unici a sentire puzza di merda.

Fulgenzio – su un piatto della bilancia ci metti 12 rimbalzi di cui 6 offensivi in 20 minuti. Sull’altro che ogni tanto in difesa sembra Scooby Doo dopo che è stato investito da un furgone. A volte sceglie così male che viene il sospetto che la foto del famoso tweet che annunciava il suo arrivo a Milano l’abbia postata lui in persona…

Milan – è come Occhio di Falco negli Avengers: non vai a vedere il film per lui, ma alla fine gli vuoi bene e con arco e frecce qualche stronzo lo stende comunque. 9 punti in 14 omeopatici minuti: non ci vinci un Oscar, ma sul red carpet ci passi comunque.

Cincia – l’eroe getta il cuore oltre l’ostacolo, ma oltre l’ostacolo c’è una pozzanghera. Due minuti per confezionare una persa: nella grande storia dei cameo sfigati della cinematografia mondiale dopo il Kevin Costner de Il grande Freddo c’è il Cincia di gara 4. Dopo di che, bentornato.

Brunito – sarà che è belloccio, ma è sempre quello che anche se non ha l’invito per la festa, alla fine entra e rimorchia mentre fa pure da wingman agli amici. Perché Bruno è come Fonzie, ma buono.

Lafa – volete sapere che fine ha fatto tutto il male che avete fatto nella vita? Si è impossessato di Lafayette ed è tornato per farvela pagare. Unico con plus/minus negativo e valutazione negativa, ma si sa che a volte i numeri mentono e a volte semplicemente non riescono a dire quanto uno ha fatto cagare. Rimane da capire perché non è mai coinvolto nel turnover: fosse per noi in gara 5 lui in tribuna e Cancelleri a referto.

AleGent♥ – per 30 minuti le parole per definire la sua prestazioni partono da “Maelstrom” per arrivare a “l’Aleph di Borges, ma se qualcuno ci avesse cagato dentro”. Perse, tiri scentrati, difese al limite del collaborazionismo. Poi c’è il quarto quarto, dove è vero che prende un tecnico e spara una rimessa in mano agli avversari, ma mette 11 punti piuttosto sostanziali quando oltretutto Kruno sembrava non averne più e serviva un fullback perché Venezia difendeva stile Steelers del 75, anche se con meno mobilità. Poi vai a contare ed è anche il secondo rimbalzata di squadra e le 5 sanguinose perse sono in parte bilanciate dai 3 assist (di cui uno bello vero per Milan). Nel complesso siamo ancora nel MEH, ma con un confortante segnale di ripresa: quando contava davvero si è ricordato di essere sé stesso. Che sembra tanto una citazione di un testo di Baglioni, ma è già qualcosa considerando che negli altri 30 minuti ha giocato come Paolo Belli.

Repesa – ha tenuto fede a quanto detto a inizio anno “giocheremo a tratti quando giocheremo, spesso non giocheremo e comunque sempre con la scioltezza e la facilità con cui un vecchio scopa delle ginnaste minorenni ninfomani sotto psilocibina”. O almeno ci pare che abbia detto così.

Grigi – Prestazione solida per 38 minuti, impreziosita da alcune gemme (i passi inesistenti di Kruno, il fischio a favore di Green in entrata e altre cose così). Poi Martolini (ci pare) assegna una rimessa a Venezia che continua a non convincerci (e che non ha convinto nemmeno Pittis), a cui segue una T a Gentile. Proprio sul più bello crollano e per due minuti Milano entra in modalità “Blade, Kris Kristofferson e amici”. Gigi certi cali di tensione non se li concede, non è così che si arriva a decidere una finale di EL…

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