Semifinali serie A Venezia – Olimpia Milano gara 3: non giocare le partite dispari in una serie alle 7 non è ‘sta furbata, rega’

Esclusiva della Redazione: Repesa chiarisce le bizzarre dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa dopo la sconfitta

olimpia venezia semifinale gara 3

Negli ultimi anni (occhei, due decenni) abbiamo visto molto spesso l’Olimpia far cacare a spruzzo. A volte per mancanza di possibilità (=schieri le pippe che i soldi ti consentono di pigliare al momento), a volte per idiozia pura e semplice (=i soldi li hai, ma li spendi in coach imbarazzanti e giocatori inutili se meramente accatastati a roster). Eppure perché ogni volta che il cacamento a spruzzo torna potente, brucia come se fosse la prima volta? Perché non fai in tempo a tirare un sospiro di sollievo grazie a una vittoria (non di quelle da lacrime di gioia, vabbè) che subito ti vengono ristrappati dalle fauci i bestemmioni? Sinceramente? Non ne abbiamo idea. La Redazione, chi la segue e i tifosi Olimpia in generale fanno abbastanza orrore, ma meritarsi ANCORA quanto visto ieri sera al Taliercio beh… Un po’ troppo, ci pare.

Non commenteremo una partita durata all’incirca 6 minuti e mezzo, il tempo di vedere Venezia andare 16-4 e farci ciao ciao con la manina. Andiamo giù subito di giudizi (brevi, non è il caso di perderci troppo tempo) sui singoli. Di squadra è inutile parlare, come un po’ in tutte le figure di merda degli ultimi mesi quella non si è proprio vista.

Il peggiorissimo in campo è stato AleGent♥, e se lo diciamo noi potete crederci senza problemi. Zero gambe, zero testa, voglia probabilmente sì ma a che serve se non ci sono le due cosette citate poco prima? E’ tornato prima del previsto dall’infortunio e la condizione fisica è quella che è, ma non è un buon motivo per l’orrore visto ieri in campo. Siamo sicuri che si ripiglierà in tempi brevissimi, il primo a voler cancellare quella schifezza dalla nostra memoria è lui.

Non basta però la prova orrenda di un singolo a uccidere le altre 11 persone a referto. Salviamo McLean, che se non altro è stato l’unico a provarci (capita, una volta ogni tanto!), in parte Macvan (ma a esser buonissimi eh), facciamo fatica a giudicare oltre il MEH Gecchi e Bruno (a livelli diversi son portatori d’acqua, possono dare quel qualcosa in più ma decidere le sorti della squadra pare difficilotto).  Gli altri: Kruno ha la sinistra tendenza a nascondersi in questi PO, ci aspetteremmo altro da colui che per molti è il “salvatore della patria designato” a roster ma probabilmente paga anche aspettative eccessive; Lafa ci ha fatto schifo sempre e lui non fa proprio nulla per farci ricredere; Fulgenzio vuol dimostrare di non essere un wrestler arrivato al basket per caso e noi gli crediamo, perché un jobber WWF di metà anni ’80 avrebbe fatto una figura migliore contro la salma di Ortner; sull’arrivo di Kalnietis avevamo dubbi all’inizio, ora invece solo la certezza che pigliare un SuperCincia pagando pure un buyout è stata una cazzata.

Eppure l’highlight of the night non l’abbiamo visto in campo, no. L’abbiamo sentito nella conferenza stampa post-gara, e ce l’ha fornito Jasmin: “Un giorno siamo super, un altro giorno un disastro. In una famiglia, questo porterebbe al divorzio dopo due mesi. Devono restare sempre lì con la testa ed essere disponibili, giocare per la squadra per 40 minuti per tutte le partite. Se qualcuno può dare delle idee, noi le prendiamo e le facciamo nostre sul campo”. Incuriositi da ‘sto discorso MERAVIGLIOSO (e dalle altre meraviglie dette ai microfoni), abbiamo deciso di chiedere al tennico croato quale spiegazione supplementare.

È un Jasmin Repesa serafico quello che raggiungiamo telefonicamente dopo la conferenza stampa di gara 3 tanto per fargli qualche domanda.

“Si, ma poche che sono sul vaporetto”

Sta tornando in albergo?

“No, sto imparando a guidarlo. Sa, la gondola è bella, ma il vaporetto trasmette più pace”

Allora siamo già in tema, perché ci ha molto colpito ciò che ha appena detto in conferenza post partita “con questa squadra, dopo ogni tiro sbagliato mi toccherebbe chiamare time out per calmare”. Scusi la domanda scema: a chi si riferiva?

“Ma ovviamente ai giocatori. Ma anche alla dirigenza, ai tifosi, ai giornalisti, ai bibitari, all’Isis, ai sindacati confederati e in generale a tutti quelli che ancora non hanno capito che siamo entrati nell’era dell’Acquario. Vuole che gliela canti?”

No, grazie.

(Cantando) “The age of the Aquarius, age of the Aquarius, Aquariuuuuus…. Mi scusi, ma è proprio una canzone da vaporetto!”

Capisco… Scusi, ma un nostro lettore ci ha presentato un conto, non sappiamo quanto affidabile: dopo un suo time out la squadra segna solo sul 32% dei possessi… Non è un bel dato.

“Troppi pochi time out. Finisce che mi tocca calmarli un po’ troppo. Ci vorrebbero 40/50 time out a partita. Condivisione, calma, serenità. Un basket più umano, anche per i tifosi… A quanto fra voi non piacerebbe dire alla moglie “Cara stasera gioca l’Olimpia, ci vediamo domani per pranzo?”

Scusi, ma a noi l’Olimpia di gara 3 tutto è sembrata tranne che poco calma. E anche quella di gara 1. O del terzo quarto di gara 2. A dire il vero ci sembravano gli scacchi di Marostica con un serio problema di eroina.

“E invece mancava proprio la calma”

Simon che si nasconde per 35 minuti a partita?

“Non è calma, è tranquillità, è diverso”

Mantas e Lafa che tirano solo pattume da otto metri?

“Rassegnazione, non calma”

Batista che non difende sul cadavere di Ortner?

“Coma irreversibile, non calma”

Ci sta dicendo che la differenza fra il tristo spettacolo di ieri e la squadra che vuole lei è in una sfumatura semantica?

“Più in una sfumatura del cuore”

Scusi se glielo chiediamo, anzi, chiediamo scusa a noi stessi, ma cos’è per lei la calma?

“È la virtù dei forti. E infatti perdiamo. Quando vinceremo, saprò che quella è vera calma”

Non fa una piega. L’origine di questa convinzione?

“Lo diceva sempre mia nonna”

Ah. Per curiosità, cosa diceva l’altra nonna?

“Chi troppo vuole, nulla stringe”

Aveva delle nonne molto sagge.

“Mai quanto il nonno”

Che diceva?

“Meglio prendere il due di picche da una figa, che chiavarsi un cesso”

Sua nonna era figa?

“Un cesso a pedali. Nonno sapeva di cosa parlava. Prima o poi ci imposterò una stagione su quella frase”

Grazie coach, è stato molto gentile.

“Condivisione, calma, serenità: visto che funziona? Se avete bisogno richiamate: torno a terra domani per pranzo, prima voglio cantare tutto Cabaret”

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