Livio Proli: “Steph Curry è il verbo, Amedeo Della Valle è il complemento di specificazione”

La sfida fra Milano e Reggio Emilia ha (kinda) chiuso i conti per quel che riguarda la RS Beko e ha fornito l’occasione alla redazione di fare una chiacchierata sul futuro del gioco con l’uomo che ne tiene in mano le redini.

livcudv

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Ceci n’est pas une pippe 2015-2016 /25

Poche prestazioni di grande rilievo per una serie A che, tra guerre ULEB-FIBA e colombe, ha evidentemente altro a cui pensare. Maledetti!

Daniele Cinciarini WVP 15-16

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MADO’! Per Olimpia-Trento di Eurocup torna La Lavagna di Repesa!!!

Have no fear, il pianodiJasminperbatteredi11puntiTrento is here!!!

lavagna repesa tutti

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CECI N’EST PAS UNE PIPPE 2015-2016 /24

Di che cosa si può occupare la Redazione nel bel mezzo della guerra tra federazioni e leghe? Ovvio, di pippe.

Diego Flaccadori WVP

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CECI N’EST PAS UNE PIPPE 2015-2016 /23

La cadenza delle pippe ritrova i suoi ritmi abituali dopo la scorpacciata della settimana scorsa. Prestazioni di alto livello, con un pari merito in testa risolto dall’arbitrio insindacabile della Redazione, ma non cambiano le posizioni in vetta alla classifica generale.

Vojislav Stojanovic WVP

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CECI N’EST PAS UNE PIPPE 2015-2016 /19

Continua il viaggio nel tempo per la rubrica che più sfrutta gli ultimi risultati della ricerca sulle onde gravitazionali. Grazie ad essi, infatti, Andre Dawkins riesce ad accumulare punti anche dopo essere stato tagliato.

Ben Ortner WVP

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A New Brave Fan. La verità di Livio Proli sui tifosi “Malati”

Finalmente tutto quello che avete sempre voluto sapere sulle parole attribuite dagli Ultras Milano a Livio Proli, UAU!!!

livgrin2La Redazione, si sa, è un posto strano. Alcuni dicono che esista solo nelle leggende, e hanno smesso di cercarla. Altri invece pensano sia un luogo fittizio, semplice metafora per indicare la regione del mondo dove i sogni dei bimbi vanno a morire trasformandosi in fastidio, confondendola così con Groppello Cairoli. Ma noi, invero, vi diciamo che la Redazione c’è. Esiste, è viva e lotta insieme a voi. Raggiungerla è facile, basta volerlo. Là, in fondo, oltre la cortina di fumo, dietro le discariche della vita. Avete presente? Là, dove c’è l’edicola di Mimmo. Mimmo? Ma sì, Mimmo, quello alto col tatuaggio sulla spalla. Ma dai, Mimmo? Quello che faceva le l’ITIS? No, l’altro, quello che spacciava ai parchetti. Ah, ecco, quel Mimmo. Sì, lui. Da qui è un attimo, basta osservare il cielo: seconda stella a destra e poi dritto fino al disagio. Ma fate attenzione, che la porta è chiusa, se no entrano quelli che vendono le rose e la parola del Signore. Che passi per le rose, ma la parola del Signore noi ce l’abbiamo già e se non ce l’abbiamo, sappiamo bene dove andare a cercarla.

Eminenza. Possiamo chiamarla Eminenza?

Fate pure, mi piace sentirmi vicino al popolo.

Eminenza. Siamo qui per permetterle di chiarire alcuni punti. Diciamoci le cose come stanno, quell’uscita sull’Armani Junior Project e sulla qualità dei tifosi non è andata giù a molti.

Cosa volete farci? Chi canta fuori dal coro viene sempre trattato a pesci in faccia. Soprattutto da parte degli incontentabili milordini milanesi.

Nemo profeta in patria.

Esatto, è proprio così. Mi avete levato le parole di bocca. Non vi dico quanto mi identifico con quel pesciolino, povero. Una persona di buon gusto costretta a vivere in un mondo di Hogan. Una storia affascinante e piena di insegnamenti.

E a lei cosa ha insegnato?

A non giudicare un uomo dalle sue scarpe.

Ma torniamo a noi, Sua Lupettitudine. Insomma, l’articolo parla di tifosi malati. Non le sembra esagerato?

Guardi, ci tengo a chiarire una cosa: è tutta farina del sacco del giornalista perché io quelle frasi non le ho mai pronunciate, anche se  penso più o meno le stesse cose dal 1976. Per altro per molti anni non sapevo a cosa mi stessi riferendo. Per fortuna nel 2004 con l’ingresso del Gruppo Armani nel basket ho capito che, tanto per cambiare, avevo precorso i tempi. Di certo non si tratta di un’intervista perché, quando ne rilascio una, parlo nel gergo di noi top manager of the century. In breve: non sono le mie parole, ma certamente percepisco la necessità di migliorare la qualità del nostro pubblico. “Tifosi malati” è però un’espressione un po’ infelice.

Quindi, esattamente, che termine userebbe lei al posto di  “malati”?

Poveri.  Vede, caro lei, uno che mi arriva al palazzo in metropolitana, mi rovina l’atmosfera. Si siede sugli spalti con quell’aria triste di chi ha fatto un lungo viaggio. E io lo so bene. Una volta ho preso la metropolitana. Dovevo andare da Piazza Duomo all’Armani Cafè di Turati e ho fatto ‘sta mattata.

Quindi secondo lei come dovrebbero arrivare i tifosi?

Anzitutto non capisco questa cosa di arrivare. Il Forum è un bel posto, è grande e ci si sta benissimo. C’è da mangiare, da bere e c’è un grazioso panorama. Potrebbero semplicemente rimanere lì. Se proprio proprio devono arrivare, allora consiglio senza dubbio uno scooterone. È un mezzo elegante che si adatta al tifoso che ho in mente. Un tipo allegro e scanzonato che va alla partita con la stessa verve con cui entra in un centro massaggi. Sì, direi che lo scooterone è ottimo.

E quando piove?

Beh, no, quando piove si fa portare dall’autista.

Quindi anche tutto il discorso sul fatto che abbiate “allevato tifosi” va attribuito a un errore – per così dire – di enfasi giornalistica?

No, questo no. Sono anni che stiamo sviluppando il progetto. Inizialmente pensavamo di creare dei bambini dal nulla, ma pare sia complesso, soprattutto per motivi legati ai costi. Certo, se li fai tutti uguali risparmi, ma le collezioni monocromatiche è roba anni ’90. Allora abbiamo virato sull’idea di prendere bambini esistenti, ma anche qui le cose si sono messe male. Ma lo sapevate voi che bisogna chiedere il permesso ai genitori? Roba da matti. Insomma, dopo attente riflessioni, abbiamo optato per il soft upbringing. Organizziamo degli stage rimborsati per insegnare loro come comportarsi al palazzetto. Perché il bambino, di suo, è micragnoso, mi creda. Mica si sbraccia a dovere per ricevere le t-shirt omaggio. Magari le prime tre quattro volte, ma poi di suo smette, l’ingrato. Va convinto.

Perdoni lo scetticismo, Sua Luminosità, ma in questo modo non si rischia di creare dei tifosi poco affezionati? Insomma, avete pensato ad esempio ai tifosi da trasferta?

Haha, buona questa. Tifosi da trasferta. Anche noi hottest manager EVAH ci divertiamo a usare parole italiane al posto di quelle inglesi. Che ne so, il maneggiamento, il briffaggio. Le matte risate, mi creda. Ovviamente vi riferite ai tifosi transfert.

Si spieghi meglio.

Insomma, vi sarete accorti che il mercato dei tifosi, oggi, offre numerose occasioni. Siena, per dirne una, è piena di tifosi da transare. Anche Treviso e buona parte di Bologna. Si tratta semplicemente di fare un transfert di tifosi. Ne mettiamo qualcuno sotto contratto per un paio d’anni e vediamo come si comporta. È una bella occasione per loro. Gli garantiamo la possibilità di tifare una squadra di Eurolega e di ammirare le nostre cheerleader, che se mi permette sono dei gran bei tocchi di manza.

Volete mettere sotto contratto dei tifosi?

Certo. Ma le altre società sono un po’ riottose. Dicono che se no si sentono sole. Temo ci sarà da pagare qualche buyout, ma per noi non è un problema, crea sempre quella certa allegria nel firmare i contratti.

Ci dica, in conclusione, com’è il tifoso dell’Olimpia che si immagina?

È un uomo onesto, un sognatore. Sostiene la squadra, ma senza rinunciare alla propria eleganza. È una persona tecnologica, che quando è al palazzetto guarda la partita sul suo tablet, tranne quando vengono lanciate le t-shirt omaggio, però. Lì no, li si deve sbracciare. Perché non dimentica le sue umili origini e una maglietta con scritto sopra Armani, lui, se la sogna da quand’era un bambino povero che raccoglieva le pietre ai bordi delle strade.

Lei quindi crede nel riscatto sociale.

Ma certamente. Come diceva quel cantante: “dai diamanti nasce la merda”. Grande Amedeo Minghi.