Livio Bravo: Proli Unleashed

La traduzione dal Proli all’italiano dell’intervista rilasciata al Corriere dello Sport

proluein

Ci sono dei momenti (pochi) in cui La Redazione è felice, e di solito hanno a che fare con vittorie dell’Olimpia. Ci sono momenti invece in cui siamo FELICISSIMI, e quelli hanno sempre a che fare col nostro amato Livione ♥. Figuratevi come ci siamo sentiti ieri leggendo la bella, bellissima intervista fatta da Andrea Barocci al Nostro e apparsa sul Corriere dello Sport! Unico problema: non tutti Lo amano, Lo rispettano e soprattutto Lo capiscono come noi, e allora per questi trishtissimi sventurati abbiamo deciso di fare una veloce (ma appropriata) traduzione delle Sue Parole. Abbeveratevi alla fonte dell’Eterna Livionezza, anche se non ve lo meritate. Come noi, del resto :/

Proli, qual è la differenza di filosofia e metodo di lavoro tra l’Olimpia delle delusioni delle passate stagioni e quella di oggi?

Innanzitutto grazie per aver ripetuto esattamente la domanda che le ho imposto. Il wording è importante e non tutti i maggiordomi se ne rendono conto. Perché uno potrebbe far notare che quella di oggi è finita fuori dall’EL a calci e sputi per mano di un gruppo di geometri francesi. Invece no. Abbiamo appena vinto tre partite contro tre squadre che hanno come budget quello che io annualmente spendo per giocare a tennis. Sport che oltretutto detesto. Ma è pur sempre una buona occasione per vantarsi senza ritegno, cosa che mi riesce benissimo. Mi riesce benissimo anche vantarmi con un po’ di ritegno, ma è una passione che coltivo in privato, un guilty pleasure
Venendo alla risposta vera e propria uno si deve porre una domanda molto semplice: quanto menerò il can per l’aia prima di dire che l’anno scorso le cose erano in mano a tre sfigati con un guardaroba vergogna e mancavo io? Parecchio. E farò per caso parola del fatto che i tre di cui sopra li ho scelti uno ad uno io, uno andando anche a rimorchiarlo in una birreria di ComoNo.
Giusto per la cronaca: nel menare il can per l’aia ho deciso di usare un richiamo ai valori umani, alla persona che viene prima del giocatore, al senso della squadra e altre cose così, di cui in linea generale mi sbatte un ciufolo, ma tutte le mie interviste sono ricalcate sullo schema di un vecchio film a caso di John Wayne: quindi nella prima domanda di un’intervista io sono un quieto allevatore di bestiame del Montana che vorrebbe solo vivere pacioso nel Montana, guidare le sue mandrie e vivere una vita semplice, in cui un tramonto è un tramonto, un uomo un uomo, una mucca una mucca, una donna una donna e ti fai due palle così. Tanto è solo la prima domanda.
E poi cosa dovrei rispondere: vinco perché ho più soldi? Vinco perché sono più figo? Non sono forse due modi di dire la stessa cosa? Ed è una cosa che ho ancora bisogno di dire?
Pensandoci bene… sì, ho ancora bisogno di dirla. Perché mi piace in modo irragionevole. Ho una vera e propria passionaccia per me stesso. Quindi sotto con le altre domande.

Che tipo è Repesa, non come coach ma come persona?

Grazie per aver di nuovo ripetuto la domanda esattamente come l’avevo scritta. Spero abbia notato come da solo mi sono lanciato e ho raccolto il fil rouge del concetto di “persona”. E’ un’idea che ho ricavato da molti vecchi film di John Wayne: l’allevatore aiuta qualcuno, una vedova in difficoltà, un innocente accusato ingiustamente, cose così… E sa perché? Perché sono PERSONE. E’ un concetto di nessuna utilità nella vita reale, ma che narrativamente è fortissimo, perché uno che aiuta delle PERSONE è un eccentrico, un pazzo visionario, forse uno che ha del tempo da perdere, ma penso che questa cosa mi doni tantissimo. Insomma, mi guardi! Sono bellissimo e ho tutti gli accessori giusti, non crede che un po’ di drammaturgia mi dia quel non so che?
Poi il fatto di chiedermi come sia come PERSONA, diciamocelo, mi aiuta a scavallare un dettaglio noioso: io di coach non so un cazzo. Neanche mi interessa. A dirla tutta, non capisco perché un uomo invece di guadagnare milioni di euro circondato dal lusso e dalla figa voglia passare il suo tempo in mezzo a dei giocatori di basket. Che per altro, la sorprenderà, sudano. Io non l’ho mai fatto, ma mi giurano che durante quel coso che fanno in panchina durante la partita che si mettono a parlare l’odore sia insopportabile. E comunque che senso ha parlare a gente che ha il fiatone? E’ stare davvero a sentire se si ansima forte?
Passando alla risposta: alcune qualità alla rinfusa, robe che mi ha scritto Flavio Tranquillo (ma quando è diventato adulto e ha scoperto le fatture): insegnante, furbo, psicologo, bla bla bla. Però poi il guizzo del fuoriclasse: Repesa è uno che non si fida facilmente, ma che quando si fida si apre totalmente. E chi sarà l’uomo di cui non può non fidarsi? Quello con cui si apre totalmente? Non sta a me dirlo, ma ragionateci: chi ve lo può dire se non uno che lo sa per sua diretta conoscenza? Ok, qualcuno potrebbe dire che la stessa cosa potrebbe uscire dalla bocca di un totale imbecille vanaglorioso che spara cazzate a caso…
E sempre quel qualcuno potrebbe dire che chi ha scelto come coach Repesa ha scelto anche tutti quelli che a Milano hanno fatto malissimo, malino o così così. Ma se quel qualcuno vuole dire quelle cose si compri lui dello spazio sui giornali, non usi il mio. Nel mio spazio sui giornali alla seconda domanda io sono John Wayne che aiuta una vedova. Croata. Con due nuche.

Deluso per il mancato tutto esaurito domenica al Forum per la finale di Coppa Italia?

Sì, stronzi della merda. Non mi meritate. Anche se perfino io capisco che la Coppa Italia sia una merdata. 1500 avellinesi in un colpo solo è roba da concorso delle Poste, la Lega dovrebbe riflettere.

La guerra fra la federazione internazionale e l’Eurolega è diventata senza esclusione di colpi: Bartomeu ha presentato un ricorso alla commissione Europea accusando la Fiba di violazioni del diritto comunitario in materia di concorrenza. A suo avviso come è possibile che un proprietario che investe nel basket non possa scegliere liberamente a quale coppa partecipare?

Bravo e tre. Non so chi lei sia e manco mi frega, ma il suo allevatore ha fatto un ottimo lavoro con lei. Ora, lei dipinge uno scenario fosco e complicato, in cui sono in gioco tante cose: le nazionali, i campionati nazionali, il finanziamento dell’attività di base, la governance di ogni paese sulla sua attività sportiva. Tutte cose importanti, ma meno importanti di quella su cui poi fa la domanda: il diritto di uno che ha investito in un’attività con un quadro legislativo (cioè sapendo perfettamente come stavano le cose) di decidere che di quel quadro legislativo non gli fotte sega nel momento in cui può guadagnare di più. Insomma, il mio diritto di farmi i cazzi miei in barba a tutti e tutto, che è per altro alla base dell’attività politica di quasi tutti i governi occidentali. Ok, quello dei ricchi in generale, non esclusivamente il mio, ma mi creda, è come se fosse la stessa cosa.
Questo è il momento in cui John Wayne a cavallo tira fuori il fucile da sotto la sella, valuta i diritti degli indiani, i diritti dei bianchi, i diritti dei neri e sa esattamente qual è la cosa giusta da fare, la cosa che ogni uomo dovrebbe fare: mettersi col più forte.
Ed è esattamente il senso della mia risposta, che abbellirò con la parola “sinergia”, che nel mio personalissimo vocabolario vuol dire “si pesa il grano, chi ne ha di più vince”.
Anche se nel mio cuore io rimano un buono e un puro e un romantico e spero si trovi un accordo: il risultato dell’incontro tra due mucchi di grano è sempre un mucchio di grano più grosso.

Milano ha avuto dalla Fip (che spinge i club verso la Fiba) una deroga, visto che l’Armani aveva già un accordo firmato con l’Eurolega. Se come Legabasket vi doveste trovare di fronte a un aut-aut, o partecipare alla Coppa della Federazione Internazionale oppure arriveranno multe e squalifiche, che farete?

Non è sempre facile capire a colpo d’occhio chi è il più forte. Da una parte c’è uno con una pistola a tamburo, dall’altra uno con un bazooka. Ma quello che ha il bazooka indossa un poncho, l’altro un tweed che levati.
Quindi sono andato dalla Fip e ho detto: lasciate che si sparino fra loro. Probabilmente si feriranno a vicenda. E a quel punto dovranno cambiarsi. Magari il tizio col poncho al secondo giro mette uno scamosciato destrutturato come piace a me…
Questo è il punto in cui nel film di John Wayne lui fa vedere di avere un cuore e un penchant per i giubbotti sportivi. C’è sempre, ma bisogna saper guardare in quegli occhi di ghiaccio.

Da anni sosteniamo che, se vuole crescere in tutti i sensi, la Legabasket dovrebbe puntare un commissioner, un professionista rodato e stimato al quale dare pieni poteri per 2-3 anni. Crede che sia impossibile?

Puntare SU un professionista… Ecco, già mi sta deludendo. Le parole sono importanti. Tutte, anche le preposizioni. C’è una bella differenza fra finire nei cazzi e finire sui cazzi, non crede?
Comunque ha già detto tutto lei, infatti quel “sosteniamo” poteva trasformarlo in un “sostiene, solo e stentoreo”. E quel “2-3 anni” in un “7-11 anni” che da che mondo è mondo è il lasso temporale in cui si può capire se uno vale qualcosa, come per esempio è stato per il mio diploma di maturità…
Quindi ne approfitterò per introdurre il tema della prossima domanda, che è poi l’unica che mi interessa volentieri.
Faccia conto che in questo momento sto raggiungendo il mio nemico nella strada del paesino di frontiera. Nuvole di sterpaglie rotolano lontane, il silenzio è irreale. Ora ci sono solo due uomini con la mano che sfiora la fondina…

Ma perché allora lei ha appoggiato due anni fa la nomina di Minucci, suo acerrimo nemico a Siena e in seguito accusato di associazione per delinquere volta alla commissione di reati tributari alla Mens Sana?

Ci pensi bene. Sardara e la Cremascoli (uno che sta in panca vestito come il massaggiatore, l’altra che sembra sempre vestita come vestirebbero un’insegnante di catechismo dentro la bara) vengono da me e mi dicono “eleggiamo uno che odi, che altre squadre odiano, che hai denunciato e che da anni fa il cazzo che gli pare inculandoci tutti”. E allora io dico “Ma lui sta a Siena” E loro mi dicono “Ha giurato che se ne va”. E io “Ma tutti dicono che ruba e che finirà nei cazzi insieme alla sua banca che perfino il Corriere dice che è marcia fino al buco del culo” E loro dicono “Ma no, ha detto che non ha fatto niente”
E allora io ho detto “eleggiamolo, yayyyyy”
Eccolo quindi il mio mortale nemico, l’uomo che è all’altro capo della strada con la mano che sfiora il calcio della Colt, pronto a spararmi.
Me stesso.
Sono io l’unico nemico degno di me stesso.
Era logico, no?
Solo io posso mettermi nella merda e fregarmi e farmi fare cazzate perché solo io sono più intelligente di me. Anche se in realtà ho solo approfittato di un mio momento di debolezza, perché in realtà io sono più intelligente di me.
Comunque colgo l’occasione per chiamare Minucci “Ferdinando” che in fondo rimane sempre un amico.

Tornando al basket giocato, non teme che Alessandro Gentile, atleta straordinario per talento e personalità, possa presto dire sì alla NBA?

Eurolega. Il resto della mia risposta è una contraddizione: non lo temo, so che potrebbe accadere, è giusto che accada, ma sticazzi. Eurolega.
Ho appena battuto Avellino senza di lui, sono in striscia, i tifosi si stanno ubriacando di weiss scadente al Kapuziner, è il momento di giocare il jolly: Eurolega. I tifosi sono strani: le perdi tutte? Non importa. Le definisci “allenamento infrasettimanale”? Batte sega. Smantelli l’unica versione Olimpia che è sembrata poter almeno andare alle F4? Chissené. Basta che ogni tanto butti lì che vorresti vincerla.
Su Gentile sono un po’ combattuto: attira un sacco di attenzione. Se perdi è una cosa buona, se vinci meno. Per motivi incomprensibili i tifosi di questo sport tendono a ricordare più chi sigla i canestri di chi sigla i bonifici. Ma un canestro di culo da nove metri lo segna chiunque, bonifici come i miei invece…
E con questo il duello si risolve: io e me stesso ci abbracciamo in mezzo alla strada e ci dirigiamo verso il saloon. Naturalmente per comprarlo e trasformarlo in un Nobu.

Che effetto le fa vedere una città dalle spaventose potenzialità come Roma senza la grande pallacanestro?

Mi riempie di dolore. Si sono fatti derubare per anni da Minucci e poi sono spariti. E se avessi io in futuro la possibilità di essere il nuovo Minucci? Mettendo un mio uomo di paglia a fare il commissioner? Che sportività è? E anche altri posti dove mi dicono che si giocasse e ora non si gioca più?
Mettetevi nei miei panni: avete presente i ristoranti di Avellino? O di Trento?
Dopo di che: ho vinto uno scudetto e una coppetta contro il nulla in tutti questi anni, quindi viva la provincia, viva la grande città, vita tutti, ma a condizione che non abbiano un euro.
Questo è il momento del film di John Wayne in cui la guarda negli occhi e le dice “francamente me ne infischio”.

Di cosa ha bisogno il basket italiano per un effettivo rilancio?

Impianti adeguati, in un paese che è alla canna del gas. Un codice etico per l’amministrazione delle società in un paese dove se vai a scontare un credito verso lo Stato la banca ti ride in faccia. Un codice etico (sì, è un po’ uno spin off del concetto di PERSONA) per quel che riguarda i tifosi in un paese dove il basket esiste solo dove non esiste il calcio (grazie amici delle squadre di calcio milanesi, siete nel mio cuore). Un marketing virtuoso e moderno quando non abbiamo un contratto televisivo decente e il livello medio è infimo.
Insomma, tutte cose impossibili.
Perché il basket italiano ha già l’unica cosa di cui ha davvero bisogno.
E in questo momento cavalca verso il tramonto, solitario, mentre sullo schermo compare la scritta THE END.

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2 pensieri su “Livio Bravo: Proli Unleashed

  1. Quando ho letto l’intervista ho pensato a voi, al milanese abbruttito, a Mario Monicelli, ma soprattutto all’articolo che avreste scritto. Non ve ne faccio una colpa, ma la presa in giro è assurda solo la metà dell’originale. Proli is the real deal.

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  2. Pingback: Banvit – Olimpia Milano andata ottavi di Eurocup: It’s Only Basketacazzo But We (Kinda) Like It | basketacazzo

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