Olimpia. L’Alba del Giorno Prima

alba del giorno prima a cazzoOh, eccoci finalmente qui a commentare il finale di stagione dell’Olimpia. Perché, parliamoci chiaro, d’ora in avanti si giocherà per la simpatia. Le leghe europee hanno ampiamente fatto capire cosa interessa ai grandi club, vale a dire l’Eurolega, o la nuova cempionslìg, vedete voi, e di cosa invece se ne sbattono il cazzo, cioè i campionati nazionali. E l’Olimpia Milano, squadra che fa parte di quella fascia dei wanna be grande club, ma senza be really big, si trova nel grazioso leembow di dare senso a una stagione, che forse forse un senso non ce l’ha.

Presto arriverà Proli a spiegarci che fa niente non essere approdati alle top 16 di Eurolega, che tanto erano acerbe, e ora bisogna mentalizzarsi sul campionato. Magari non userà proprio il termine “mentalizzarsi”, ma il triste senso delle parole sarà comunque quello. E mentre il simpatico Pinocchio si prodiga in un’allegoria della risposta della dirigenza alla domanda “chi arriverà come rinforzo a gennaio

 

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noi ci troviamo qui, con un roster che dimostra dei limiti prima di tutto nella programmazione generale. Ma ziocaro, ci diciamo da due anni, volete copiare Siena? Avete veramente questa scimmia che non vi si leva dalle spalle? Allora proviamo a copiarla come si deve, senza dover fare ad ogni costo il cosplay venuto male di una squadra di stronzi. Perché comprare i giocatori di un altro non significa copiarlo, significa mangiare gli avanzi. Il tanto decantato ciclo di Siena, piaccia o non piaccia, si è costruito principalmente su uno zoccolo duro di giocatori rimasti lì a spiegare ai nuovi cosa cazzo dovevano fare (principalmente, sorridere agli arbitri, ma va beh). Due anni fa abbiamo sfiorato le f4 di Eurolega. E quanta gente è rimasta di quella squadra? Due persone. Quello forte e quello che fa 8 minuti. Ti sei preso e ti sei cresciuto un ragazzone italiano biondo e caruccio, che magari era pure una brava persona, e poi non gli hai mai dato fiducia, finché questo s’è comprensibilmente detto “mo’ basta, però“. E ora se ne sta in Germania a fare l’MVP di novembre della Eurolega e a giocarsi le top 16. Bene. Bravi. Ancora, dai, sì, proprio lì, sulla schiena.

Ora il tifo di Milano può tranquillamene godersi un seconda metà di stagione all’insegna del “dagli al Gelsomino” e cullarsi nella speranza che il prossimo anno, finalmente, inizi a prendere corpo quell’entità mistica che da dieci anni è sulla bocca di tutti. Il Progetto, che ormai ce lo raffiguriamo un po’ come Godot, ma con meno tendenza alla puntualità. La prossima estate Il Progetto avrà una faccia nuova, ma con tanto retrogusto di usato, magari con del gel spalmato qua e là.

E allora godiamoci anche questo prezioso anno di transizione. Ma ricordiamoci sempre una cosa: ogni anno è un anno di transizione e alla fine delle transizioni, c’è la morte.

 

Un bacione grosso grosso,

 

La Redazione

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