Distinti saluti

We were not worthy.

We were not worthy.

Vado pazzo per basketacazzo: Ian Mahinmi

Dopo Ricky Rubio anche Ian Mahinmi non manca di omaggiare i lettori di basketacazzo.com. Il francese si mostra quale giocatore completo ed esibisce con orgoglio i fondamentali difensivi e offensivi che lo rendono un perfetto testimonial di quello che la pallacanestro dovrebbe essere.

«Piacere di conoscervi, penso sappiate il mio nome»

Dopo un lungo corteggiamento la redazione di basketacazzo.com è riuscita finalmente ad ottenere un’intervista telefonica dal designatore degli arbitri di Serie A Fabio Facchini.

Lo raggiungiamo a notte fonda, nell’ora in cui le persone che vivono di pallacanestro si sentono smarrite e telefonano per essere tranquillizzate. Pochi squilli e in meno di cinque secondi sentiamo una voce rassicurante, che ci accoglie in modo tutt’altro che insolente o borioso.

«Tira il dito.»

«Tira il dito.»

«Ciao, sono Fabio»

Buonanotte, signor Facchini.

«Diamoci del tu, come ho sempre fatto in campo.»

Come preferisci, Fabio.

«Preferirei signor Facchini.»

Come preferisce, signor Facchini.

«Ho detto diamoci del tu.»

Ai tuoi ordini, signor Facchini.

«Così va bene. Dimmi pure, perché mi chiami?»

Vorrei farti qualche domanda sulla tua carriera.

«…»

signor Facchini.

«La mia carriera è sotto gli occhi del pubblico: ho scontentato tutti – anche se devo ammettere che mi dà fastidio che nessuno si ricordi di Pesaro, ho dovuto farlo da solo –, dunque devo essere molto bravo.»

Quindi non intendi rispondere a un’importante voce della pallacanestro italiana che ti ha definito “il peggior arbitro italiano”?

«…»

…signor Facchini?

«Ci possono essere stati arbitraggi pessimi. Qualche errore madornale. Come quelli che fanno gli allenatori ed i giocatori. Ma l’opinione pubblica non è in grado di apprezzare appieno l’operato di un arbitro.»

Intendi dire che fischiare un’infrazione di passi è più difficile che segnare un canestro da tre punti con le mani in faccia, signor Facchini?

«Questo è scontato, ma c’è dell’altro. Molto altro.»

A cosa alludi, signor Facchini?

Avvertiamo titubanza all’altro capo del telefono. Sentiamo, in qualche modo, il turbinio di emozioni che attraversa la mente del signor Facchini. Dopo pochi (sicuramente meno di cinque) ma interminabili secondi è la voce di un uomo risoluto quella che si appresta a svelarci verità impensabili:

«Entrare nel mondo arbitrale significa decidere le sorti del mondo intero. Noi abbiamo anche provato ad avvisare, a lasciare qualche traccia, ma nessuno l’ha colta. Perché ci chiamiamo “Comitato Italiano Arbitri”? Perché non “Comitato Arbitri Italiani”? o “Arbitri Comitato Italiani”? Voi avete già svelato il nostro piano per eliminare Petrucci (ndr: il signor Facchini allude a questo pezzo), ma veniamo da molto lontano e andiamo molto lontano

«Gli equilibri di questo pianeta sono stati spesso decisi da una nostra chiamata: uno di noi era nei paraggi di San Pietroburgo quando arrivò il tempo di cambiare, uno di noi ha guidato un carro armato e quasi ognuno di noi è stato un generale. A Yalta fummo noi a lanciare la moneta (truccata) per far scegliere il campo, e fummo sempre noi a fischiare il secondo fallo tecnico ad Allende e la conseguente, seppur non automatica, espulsione. Io in persona costrinsi i sandinisti a partecipare al riscaldamento, mentre loro volevano solo andare a referto. E delle vere ragioni alla base delle dimissioni di Joseph Ratzinger la pubblica opinione ancora non sa nulla.»

Puoi darci qualche dettaglio, signor Facchini?

«No. Posso solo dire “doppio fallo”, ma i tempi non sono ancora maturi per dire altro.»

Si è ormai fatta mattina. Una sirena, in lontananza, sembra dirci che il nostro tempo è finito. Il signor Facchini recupera metaforicamente la palla, se ne va al tavolo, e ci lascia soli con le nostre domande. Riappendiamo il telefono, sconcertati.

Riflessioni

Gigi Datome che si diletta con Bach non è l’unico giocatore di pallacanestro con velleità artistiche: alla redazione di Basketacazzo.com non sono sfuggite le abilità di incisore di Escher, ala grande dell’Aris Leeuwarden. Eccone un esempio.

escher sfera

Vado pazzo per basketacazzo: Ricky Rubio

Non è sfuggito al nostro occhio sagace che molti addetti ai lavori seguano gli articoli della redazione di basketacazzo.com con particolare attenzione. Abbiamo altresì notato che alcuni di loro hanno deciso di omaggiarci sul campo. Vediamo che cosa ha fatto Ricky Rubio, che salutiamo e ringraziamo.

Grande esclusiva di Basketacazzo.com: la prima intervista italiana ai sandali di Linas Kleiza

L’Olimpia Milano non ha passato momenti facili dopo l’arrivo del tanto atteso ventiseiesimo titolo, 18 anni dopo il precedente. Le dolorose ma necessarie rinunce a protagonisti dello scudetto come Langford e Jerrells e il caso Hackett hanno reso ancor più difficoltosa l’opera di ricostruzione/rafforzamento della stilosa macchina da guerra di Livio Proli, ma il recentemente nominato Executive of the Year dall’Eurolega e da Equestria Daily non si è dato per vinto ed ha risposto alle critiche muovendosi abilmente sul mercato. Basketacazzo.com è fiero di proporre ai suoi lettori un’intervista esclusiva con il più recente ed eccitante arrivo in casa EA7: i sandali di Linas Kleiza.

Prime impressioni dopo l’arrivo?

Ottime, ottime. Milano ci piace, ha strade di livello e marciapiedi non perfetti ma dotati di grande fascino. Certo non ci si può mai distrarre perché ci sono merde di cane ovunque, ma il continuo zigzagare fa bene alla reattività.

Siete reduci da una stagione non fortunatissima al Fenerbahce. Solo ruggine dopo l’infortunio subito a Toronto o c’è dell’altro?

Due parole: pantofole turche.  Come potevamo ambientarci nella nazione che ha diffuso quegli orrori nel mondo? Tra l’altro tutta la squadra indossava babbucce fatte a mano da Oguz Savas. Erano oscene, ma non abbiamo mai visto un modo più ingegnoso di riciclare i peli tagliati dopo la rasatura.

Avrete sicuramente voglia di rivalsa, quindi. Ma cosa vi ha spinto a scegliere l’Olimpia?

Innanzitutto le ottime cose riferiteci sulla società da altri accessori di giocatori lituani ex-EA7. Il braccialetto scoubidou di Katelynas quando gli chiedi di Milano si mette a piangere di gioia, stessa cosa per il borsello in plastica lucida di Maciulis. Persino un insospettabile ha solo buone parole per l’ambiente.

I sandali di Kleiza finalmente a Milano: "I nostri modelli? Le Nike di Charles Barkley, i Camperos di Karl Malone e le ballerine di Stefano Mancinelli"

I sandali di Kleiza finalmente a Milano: “I nostri modelli? Le Nike di Charles Barkley, i Camperos di Karl Malone e le ballerine di Stefano Mancinelli”

Insospettabile? Cioè?

Il cinto erniario di Petravicius. Detto ciò sentivamo anche il bisogno, dopo gli anni passati tra Stati Uniti, Canada, Grecia e Turchia, di avvicinarci ai luoghi che hanno forgiato il nostro modo di intendere il basket, la vita ma soprattutto lo stile.

E quale posto migliore di Milano, giusto?  Una squadra con una solida tradizione cestistica a livello continentale, una città che è tra le capitali mondiali della moda…

Veramente mi riferivo alla Svizzera.

Prego?

Non c’è nazione al mondo che abbia dato tanto lustro al sandalo in pelle. Vogliamo parlare poi della versione indossata con calzino? Mille anni avanti, i tedeschi provano da sempre a imitare la via elvetica al piede ben calzato e sudato ma con molta meno classe.

Ok, ma che c’entra il basket?

Vede bellicapelli lì? (indica Kleiza) Suo padre negli anni ’70 faceva il portalettere a Monteceneri, si innamorò del Viganello perché aveva i colori dello Zalgiris. Tornò a Kaunas solo dopo la tragedia.

Tragedia? Quale tragedia?

La fusione con la Federale Lugano. Non l’ha mai superata.

Shawn “The Intimidator” James: il basket italiano ha un nuovo padrone

Non potevano che essere rivolte a Basketacazzo.com le prime parole milanesi di Shawn “The Intimidator” James che ci riceve a casa sua poche ore dopo l’annuncio ufficiale dell’Olimpia (seguito poche ore dopo da quello di un altro acquisto). È un James rilassato e in vena di chiacchiere a tutto campo quello che ci riceve seduto su un elegante trono di alabastro di circa tre metri, in cima a una scalinata. La prima domanda è quella inevitabile, quella che tutti i tifosi milanesi si stanno ponendo da quel tweet dell’EA7.

Perché “The Intimidator”?

«Non so, me lo dica lei.»

Immagino perché lei è un grande stoppatore…

«No, non è per quello.»

Allora è per un altro motivo…

«Già.»

E quale sarebbe questo motivo?

«Perché non lo dice lei? Visto che tanto l’ha intuito?»

Non mi sopravvaluti, la prego. Facciamo così, posso cambiare domanda?

«Se vuole.»

I tifosi di Milano sono galvanizzati dal suo arrivo, ma anche preoccupati per il suo recente passato di infortuni…

«Comprendo i tifosi. So quanto sperano in me. So quanto sognano di vedermi dominare l’area, prendere tutti i rimbalzi, segnare. So che per loro io sono decisivo per poter puntare in alto in Europa. E so anche come nei loro piccoli cuori temano che la schiena non mi regga più, che mi trascini per il campo come una lumaca stanca, che non salti un foglio di giornale, che io venga a Milano per rubare l’ingaggio, per fare la bella vita, per ingozzarmi di pizza di Spizzico e scopare le loro figlie con il mio enorme cazzo nero, che porti nella loro città il crack, la depravazione, che fondi una setta satanica e che poi convinca gli altri fratelli neri in squadra a sgozzare come un capretto quel biondino che gioca ala forte, o almeno così dice il sito della squadra.»

shawn james

Shawn James, carattere spigoloso ma anche grande cura del proprio aspetto fisico: eccolo in maglia Maccabi mentre non attende la fine di un incontro per farsi la ceretta al labbro superiore

Due ipotesi decisamente divergenti… Quale delle due è quella giusta?

«Non so. Non ho ancora assaggiato la pizza di Spizzico.»

Cavoli, neanche io…

«Lei ha paura di me, vero?»

No, perché? Capita di continuo di parlare con tizi grossi tre volte un essere umano normale che stanno seduti su troni di alabastro in una stanza buia… Capita in Game Of Thrones, ma capita.

«Uh, umorismo pop… Il post moderno, il gusto per la citazione, i consumi che diventano cultura, l’adesione ai codici come fondamento dell’identità… Immagino che adesso mi chiederà un like su facebook per il suo sito…»

Se mi lascia andare giuro che mi cancello anche da twitter!

«Lasciarla andare? In che senso? Lei è libero di andare quando vuole. Questa è un’intervista, lei è un giornalista e io un atleta professionista, noi collaboriamo: io gioco, lei scrive, Io gioco bene, lei scrive che sono fortissimo e guadagna. Io gioco male, lei scrive che faccio schifo e guadagna. Scrive che sono rotto, scrive che sto guarendo, scrive che vengo in Italia, scrive che vado in Spagna, lei guadagna comunque. Fino a quando non scriverà più di me, scriverà di qualcun altro e magari scriverà che gli ricorda di me. E guadagnerà lo stesso. Perché non dovrei volerla lasciar andare?»

Quindi cosa devo scrivere?

«Mi chiamano “The Intimidator” perché ho un carattere di merda.»

Queste esatte parole?

«Sì, se vuole il mio like su Facebook.»

Scusi, un’ultima domanda: secondo lei di cosa è fatto il basket?

«Di niente. Un epifenomeno vuoto, generato dall’eterna lotta dell’uomo contro la sua condanna alla mortalità, una lotta inutile, che prosegue solo nell’illusione della moltitudine, che come somma di individui è destinata inevitabilmente alla sconfitta.»

Scusi, per curiosità mia: che cosa ha studiato a Duquesne?

«Agraria. Ho fatto la tesi sui cocomeri. Strane bestie, i cocomeri.»